COVID-19: storia del coronavirus del momento e del suo impatto sui malati cardiovascolari

Cosa causa la COVID-19?

La malattia provocata dal nuovo coronavirus si chiama COVID-19, dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata. Il coronavirus responsabile dell’epidemia è stato chiamato “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” o in forma abbreviata SARS-CoV-2 ed è comparso in Cina, a Wuhan nel dicembre del 2019. Il nuovo coronavirus è fratello di quello che ha provocato la SARS (SARS-CoVs), da qui il nome scelto di SARS-CoV-2. E’ anche lontano parente di un altro coronavirus (MERS-CoV) che ha provocato nel 2012 la sindrome respiratoria medio-orientale (MERS).

La caratteristica di questi virus è l’alto rischio di infezioni polmonari gravi, talora letali.

Come si diffonde il virus della COVID-19?

Il SARS-CoV-2, coronavirus responsabile della COVID-19 si diffonde principalmente attraverso le goccioline del respiro delle persone infette e può vivere per un certo periodo di tempo al di fuori del corpo. Bisogna quindi fare attenzione alla saliva, alla tosse e agli starnuti. Bisogna evitare contatti diretti con le persone come gli abbracci, le strette di mani, i baci. Oggi sappiamo che il SARS-CoV-2 è molto infettivo, quindi si propaga molto facilmente tra la popolazione in quanto nuovo virus verso il quale non esiste “memoria” immunitaria. I sintomi più comuni sono febbre, tosse secca, difficoltà respiratoria e stanchezza, più raramente indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Circa l’80% dei soggetti colpiti ha sintomi lievi o non ha alcun disturbo, circa il 15% ha forme serie, circa il 5% richiede il ricovero in terapia intensiva. La mortalità complessiva è di circa il 2%, soprattutto nei soggetti con gravi malattie croniche preesistenti.

COVID-19 e malattie cardiovascolari

In tutte le pandemie influenzali diverse dall’influenza cosiddetta “spagnola” che tra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone in tutto il mondo, gli eventi cardiovascolari hanno superato tutte le altre cause di mortalità, inclusa la polmonite sovrapposta.

La malattia virale è un noto fattore destabilizzante nelle malattie cardiovascolari croniche, una conseguenza generale dello squilibrio tra l’aumento della domanda metabolica indotta dall’infezione e la riduzione della riserva cardiaca.

L’infezione virale e la polmonite sovrapposta influenzano direttamente e indirettamente il sistema cardiovascolare, quindi sia i pazienti con insufficienza cardiaca che quelli con coronaropatia sono a rischio di eventi acuti o esacerbazioni. I virus hanno la capacità di destabilizzare le placche coronariche tramite numerosi meccanismi, tra cui le risposte infiammatorie sistemiche che sono state documentate in caso di COVID-19. Le altre patologie multiple (es. insufficienza respiratoria, diabete, malattie autoimmunitarie, ecc.) aumentano ulteriormente il rischio di un paziente cardiopatico.

In pazienti cardiopatici con COVID-19 non è raro osservare un’evoluzione della malattia verso lo scompenso cardiaco e la comparsa di aritmie serie come la fibrillazione atriale. La mortalità in questi pazienti è di circa l’11%, più alta di quella di soggetti senza preesistente cardiopatia.

Va ricordato come il 60% dei casi di MERS presentava una o più patologie diverse preesistenti, con conseguente prognosi peggiore, ciò suggerisce che nei pazienti con diabete, malattie cardiovascolari o renali è indispensabile monitorare attentamente l’efficacia del trattamento ed apportate le necessarie correzioni.

Cosa fare in caso di malattia cardiovascolare?

Nelle aree di grande epidemia di COVID-19 come l’Italia, è necessario informare i pazienti con patologie cardiovascolari sottostanti del potenziale pericolo che corrono, incoraggiandoli sempre a ulteriori precauzioni. Gli anziani hanno meno probabilità di presentarsi con la febbre, per questa ragione è indispensabile una valutazione attenta di altri sintomi come tosse o respiro corto. È importante che i pazienti con malattie cardiovascolari siano sempre aggiornati con le vaccinazioni, incluso il vaccino pneumococcico, considerato l’aumento del rischio di infezione batterica secondaria. Potrebbe risultare utile anche ricevere la vaccinazione antinfluenzale per prevenire un’altra fonte di febbre che potrebbe essere inizialmente confusa con quella da Coronavirus.

Come specificato sempre dall’American College of Cardiology, sarebbe ragionevole valutare i pazienti con COVID-19 in base alla presenza di patologie cardiovascolari, respiratorie, renali e altre malattie croniche sottostanti per un trattamento prioritario.

I pazienti con malattie cardiovascolari in aree senza diffusa enfasi da COVID-19, devono comunque dare importanza alla vaccinazione, al frequente lavaggio delle mani e alla continua aderenza a tutte le terapie orientate alle linee guida per le condizioni croniche sottostanti.

Il nuovo virus che sta colpendo duramente l’Italia e si sta allargando a macchia d’olio in tutto il mondo, è una epidemia con un profilo clinico purtroppo ancora incerto. La speranza è che possa essere debellato o quantomeno rallentato nella sua diffusione in tempi brevi.


Situazione del 17/03/2020

Segui la situazione aggiornata dell’epidemia in Italia

Fonti

Ministero della Salute Italiano http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Organizzazione Mondiale della Sanità https://www.who.int/health-topics/coronavirus

American College of Cardiology https://www.acc.org/latest-in-cardiology/articles/2020/02/13/12/42/acc-clinical-bulletin-focuses-on-cardiac-implications-of-coronavirus-2019-ncov

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