Malattie cardiovascolari post Covid-19: per i medici la telemedicina è un’opportunità

Partiamo da un dato importante: le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia. Un dato, questo, che ci fa rabbrividire e che ci porta tutti a fare delle riflessioni accurate e dettagliate sul problema. In un recente articolo abbiamo parlato degli effetti del coronavirus sul cuore e l’importanza della telecardiologia come mezzo per prevenire e curare il nostro cuore

Oggi arriva un nuovo studio condotto da Sanofi con Iqvia, due importanti aziende operanti nel settore delle case farmaceutiche, e in collaborazione con la Fondazione Italiana per il Cuore. Un’analisi dei dati e delle criticità emerse da un confronto con i principali addetti ai lavori: medici di medicina generale, cardiologi, internisti e diabetologi.

Cosa ci dice lo studio nel dettaglio? Scopriamolo insieme.

MALATTIE CARDIOVASCOLARI POST COVID-19

Come abbiamo detto, le malattie cardiovascolari restano ancora la prima causa di morte in Italia, causando il 34,8% di tutti i decessi (31,7% negli uomini e 37,7% nelle donne). A peggiorare il trend, peraltro già altrettanto disastrante, si è aggiunto il Covid-19 che, portando al collasso il sistema sanitario nazionale, ha costretto ad erogare un minor numero di visite specialistiche e di prevenzione rispetto alla media degli altri anni.

Infatti, secondo lo studio il Covid-19 ha avuto un impatto significativo non solo per le conseguenze dirette della pandemia come infezioni e ricoveri, nuove ondate di contagi, ma anche, e soprattutto, per gli effetti indiretti che hanno coinvolto tutti gli altri pazienti, provocando ritardi di diagnosi, mancato accesso alle cure e discontinuità dei trattamenti.

Proprio per ovviare a questi disagi Emanuele Folco, Presidente della Fondazione Italiana per il Cuore, ha invitato a fare scelte di vita salutari, a tenere monitorati i propri valori e a mantenere costante la relazione con il proprio medico, ribadendo l’importanza di sviluppare “nuovi modelli” di connessione tra medico e paziente.

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Lo studio si è focalizzato proprio sulla situazione nel nostro Paese circa l’accesso alle cure, le nuove diagnosi e l’aderenza alla terapia, mettendo a confronto il periodo pre e post Covid attraverso un’analisi dei dati Real World e interviste a un campione di specialisti e medici di medicina generale.


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IL FOCUS DELLO STUDIO SUL CUORE

L’oggetto dello studio sono i pazienti affetti da dislipidemia e malattie ischemiche del cuore, le patologie prevalenti che colpiscono rispettivamente 8,8 milioni e 2,3 milioni di pazienti in Italia – confrontando il periodo post-pandemia da febbraio 2020 a giugno 2021.

Dopo la drammatica contrazione registrata durante il primo lockdown, l’analisi ha mostrato un parziale recupero dei ritardi diagnostici a partire dalla seconda metà del 2020, e in misura maggiore nel primo semestre del 2021. Un gap significativo rimane invece l’accesso alle visite specialistiche, alle prime visite e soprattutto alle visite di controllo, con una riduzione dell’aderenza terapeutica causata anche dalla difficoltà nel mantenere un contatto costante medico/paziente.

A fronte della difficoltà dei pazienti di accedere alle visite, la maggior parte dei medici (90% degli specialisti e 95% dei medici di medicina generale) ha cercato di mantenere il contatto con i pazienti per telefono, via WhatsApp e email, per condividere esami clinici, monitorare le terapie e le condizioni di salute dei propri pazienti. Iniziative spontanee, messe in atto soprattutto con pazienti più giovani e con patologie croniche e meno frequentemente con i pazienti più anziani.

Proprio alla luce di questi dati si ribadisce ancora una volta l’importanza della telemedicina che, oltre a impattare positivamente in termini economici sul Sistema Sanitario Nazionale, supporta il monitoraggio da remoto dei parametri fisiologici dei pazienti.


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I MEDICI CONFERMANO L’IMPORTANZA DELLA TELEMEDICINA: UN ALTRO STUDIO A SUPPORTO

Secondo i dati diffussi dallo studio Iqvia e Sanofi, il 63% dei medici intervistati si augura possano definirsi in futuro modalità di contatto da remoto più strutturate, prefigurando un nuovo modello integrato di presa in carico del paziente anche a distanza con l’obiettivo di favorire una maggiore continuità di cura e alleanza terapeutica.

A rafforzare questi numeri arriva un’altra ricerca dal titolo Telehealth at scale can improve chronic disease management in the community during a pandemic: An experience at the time of COVID-19, con il contributo del Prof. Stefano Omboni, direttore dell’Istituto Italiano di Telemedicina. Nello studio si afferma l’urgenza di implementare un numero più significativo di soluzioni di telemedicina sul territorio, promuovere una migliore fruizione di questi servizi e integrarli nell’armamentario dei servizi sanitari forniti alla popolazione a rischio, non solo al tempo di una pandemia. 

Per raggiungere questo obiettivo, devono essere pianificati interventi futuri per studiare il modello migliore da impiegare, in particolare per il monitoraggio domestico. L’attenzione – continua lo studio – deve essere rivolta principalmente nel fornire App user-friendly che possano essere utilizzate anche da soggetti di età avanzata e con un livello di scarsa alfabetizzazione informatica.

Arrivati a questo punto andiamo a scoprire una moderna e innovativa App specializzata nei servizi di Telemedicina: Tholomeus®.


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L’APP THOLOMEUS®: NUOVI SERVIZI DI TELEMEDICINA

I numeri finali dello studio affermano ancora una volta i numerosi vantaggi della telemedicina, soprattutto per quei pazienti con patologie croniche cui è necessario un continuo e periodico controllo dei parametri fisiologici. 

Ed è proprio per rispondere al meglio a queste esigenze che, grazie alla collaborazione tra medici e tecnici dell’azienda Biotechmed e dell’Istituto Italiano di Telemedicina diretto dal professor Omboni, è nata l’App Tholomeus®

Tholomeus® è un’App della salute che ci permette un monitoraggio completo dei parametri fisiologici, in tempo reale e in qualsiasi luogo, per prevenire o tenere sotto controllo le più comuni patologie cardiache, abbattendo notevolmente la distanza medico/paziente.
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