Problemi cardiovascolari nei giovani atleti: la recente ricerca su cuore e sport

Abbiamo più volte parlato nei recenti articoli del nostro blog, di quanto sia importante effettuare screening per prevenire le più comuni patologie cardiovascolari e trattarle in anticipo. Oggi arriva un’importante ricerca su “cuore e sport”, condotta sui giovani atleti in Italia, che conferma ancora una volta l’importanza della prevenzione.

La ricerca, condotta dalla Medicina dello Sport dell’Ulss 2 in collaborazione con l’Università di Padova, è stata incentrata sul significato dello screening medico sportivo nella prevenzione delle “morti improvvise” nello sport dal titolo “Value of screening for the risk of sudden cardiac death in young, competitive athletes”.

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Ma cosa ci dice la ricerca nel dettaglio? Qual è il rischio per i giovani atleti cui non viene diagnosticata la patologia? A questa e ad altre domande proviamo a rispondere in questo articolo. Continua a leggere!


CUORE E SPORT: INTRODUZIONE ALLA RICERCA

La ricerca, condotta su un campione di 22.324 atleti tra i 7 e i 18 anni e pubblicata dalla rivista scientifica “European Heart Journal”, ha avuto un risalto importante in tutta la comunità scientifica internazionale della cardiologia. L’obiettivo della ricerca è stato quello di diagnosticare le patologie cardiovascolari in giovane età per ridurre soprattutto il numero di atleti a rischio di morte improvvisa durante l’attività sportiva.

Come ci spiega il dott. Patrizio Sarto, direttore della Medicina dello Sport dell’ULSS 2, “[…] i nostri atleti vengono presi in carico in giovanissima età e ripetono la valutazione ogni anno. Ciò può consentire l’identificazione molto precoce delle malattie cardiovascolari a rischio di morte improvvisa durante l’attività sportiva e, quando la prima valutazione non è in grado di evidenziare la patologia, risultano fondamentali i controlli successivi. In particolare, lo screening ha individuato patologie del muscolo e del sistema elettrico del cuore, forme aritmiche ventricolari gravi e cardiopatie congenite nei soggetti a rischio di “morte improvvisa”.

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I DATI EMERSI DALLA RICERCA SULLE MORTI IMPROVVISE NELLO SPORT

Monitoraggio cuore nei giovani atleti

Il dato più importante emerso dalla ricerca è che ben il 74% delle patologie cardiovascolari che presentano il rischio di morte improvvisa sono state diagnosticate in bambini e ragazzi con meno di 16 anni. Sul totale degli sportivi valutati, un solo caso è stato colpito da arresto cardiaco durante l’attività sportiva ed è sopravvissuto grazie alla rianimazione cardiopolmonare con l’uso del defibrillatore. Ma come spiega il dott. Sarto, non è stata però ancora individuata la causa dell’arresto cardiaco.

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Il valore aggiunto dell’attività svolta sui giovani atleti, conclude il dott. Sarto, è che dopo la diagnosi questi giovani sportivi cardiopatici non vengono “abbandonati”, ma grazie ad una corretta programmazione continuano ad essere seguiti dagli specialisti per dare loro le indicazioni corrette per continuare in sicurezza l’attività fisico-sportiva più indicata alla loro nuova condizione clinica.

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L’IMPORTANZA DELLO SCREENING PER GLI SPORTIVI

In Italia l’attività di screening è molto più avanzata rispetto ad altri paesi, e un ruolo fondamentale è dato proprio dalla prova da sforzo nella valutazione medico-sportiva. Mentre all’estero le attività degli atleti si fermano all’elettrocardiogramma a riposo, in Italia viene eseguita sempre durante la visita medico-sportiva la prova da sforzo. Con quest’ultima, infatti, si è in grado di valutare le aritmie che ci consentono di sospettare una patologia cardiaca nei giovani sportivi che con elettrocardiogramma di base normale potrebbero sfuggire.


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Come afferma il prof. Corrado, direttore dell’UOSD Centro genetico per le cardiomiopatie aritmiche e Cardiologia dello sport, il modello italiano di prevenzione della morte improvvisa nell’atleta è un punto di riferimento per tutta la comunità scientifica internazionale. Il dubbio rimaneva solo sull’utilità di ripetere periodicamente lo screening, quello che questo studio ha sicuramente chiarito una volta per tutte.

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LA TELEMEDICINA COME STRUMENTO DI PREVENZIONE PER LE PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI

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