Test diagnostici COVID-19: facciamo un po’ di chiarezza

Come ci infettiamo con il coronavirus?

Come ogni agente infettivo trasmesso per via respiratoria il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), una volta venuto in contatto con il nostro organismo, trasmesso ad esempio attraverso colpi di tosse o starnuti da un individuo infetto, si ritrova sulle mucose del naso, della faringe e della bocca. La trasmissione avviene attraverso piccole goccioline di respiro (“droplets”) trasmesse da un soggetto infetto e la localizzazione più comune del virus (80%) è nel naso-faringe. In questa sede il virus può rimanere inattivo in quanto presente in quantità insufficiente a causare la malattia o perché il sistema immunitario ne impedisce la propagazione all’interno dell’organismo.

Se il virus riesce a penetrare nelle basse vie aeree e nei polmoni produce una risposta immunitaria che si caratterizza per la produzione di anticorpi che hanno la funzione di contenere o distruggere il virus. A seconda del successo di questa risposta il soggetto può presentare una forma asintomatica, blanda o grave di COVID-19.

Come può essere rilevato il contagio da nuovo coronavirus? I test a disposizione dei medici

Per diagnosticare l’avvenuta infezione è necessario reperire materiale virale nel naso-faringe oppure rilevare la presenza di anticorpi anti-coronavirus nel sangue. Sono numerosi i test disponibili, proprio per questa ragione nel tempo si è generata molta confusione tra la popolazione sul test di riferimento per la diagnosi. Vediamo di fare un po’ di chiarezza aiutandoci con le linee guida emanate dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’European Centre for Disease Prevention and Control.

Innanzitutto i test si dividono in due gruppi in base alla tipologia di “marcatore” rilevato.

I test che ricercano le componenti del virus, più comunemente con un tampone nasofaringeo (ma anche dalla saliva o dal liquido bronchiale), sono definiti “test diretti” e sono di due tipi:

  • Test molecolari: rilevano la presenza di materiale genetico virale, nel particolare, di specifiche porzioni dell’RNA virale. Sono sufficienti piccoli quantità di RNA in quanto il test utilizzato (PCR, Polymerase Chain Reaction) è in grado di “amplificare” in maniera ciclica tale materiale aumentandone artificialmente la quantità in modo da rendere la diagnosi più certa e sicura. Questo test è quello raccomandato per la diagnosi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ha un’elevata sensibilità (capacità di identificare correttamente i soggetti infetti) e specificità (capacità di identificare correttamente i soggetti non infetti). Pur essendo in grado di identificare anche basse “cariche” virali, la sua positività conferma l’infezione ma non conferma la contagiosità (cioè la capacità che l’individuo ha di infettare altri individui).
  • Test antigenici: rilevano la presenza di specifiche proteine localizzate sulla superficie del virus (antigeni) mediante l’uso di anticorpi specifici. Questo test è meno affidabile e sensibile del test molecolare in quanto necessita di quantità significativa di materiale virale e ha una probabilità di successo maggiore se viene eseguito entro la settimana successiva all’infezione, quando la carica virale è significativamente maggiore.

I test che ricercano gli anticorpi nel sangue intero (prelevato comunemente da una vena del braccio), nel siero o nel plasma, sono “test indiretti” definiti sierologici. Essi sono utili più che per la diagnosi, per indagini epidemiologiche su ampie fasce della popolazione e per il monitoraggio della risposta immunitaria nel paziente. Sostanzialmente non devono essere utilizzati per la diagnosi precoce. La negatività agli anticorpi non esclude la presenza del virus, soprattutto nelle fasi precoci dell’infezione, perché la reazione immunitaria è ancora blanda. In alcuni individui il livello anticorpale può rimanere basso e poco rilevabile per risposta debole, tardiva o assente del sistema immunitario.

Tutti i test sopra menzionati possono essere effettuati mediante sofisticate apparecchiature analizzatrici, in maniera automatizzata, ma solo da tecnici o laboratori specializzati e sono in genere quantitativi o semi-quantititavi. Sono cioè in grado di rilevare il livello preciso di materiale virale o di anticorpi.

Vi sono poi i “test rapidi” che sono invece qualitativi, cioè sono in grado di indicare la presenza o assenza del virus o degli anticorpi, ma sono ovviamente meno accurati di quelli quantitativi. Hanno il vantaggio di non necessitare di apparecchiature, sono economici e di facile utilizzo. Si effettuano con la puntura del polpastrello (test da sangue intero) o con tampone naso-faringeo. Il sangue e il materiale prelevato dal naso-faringe vengono messi a contatto con una striscia reattiva che si colora in modo variabile a seconda della negatività o positività al test. Sono analoghi ai test sierologici e antigenici ma danno una risposta qualitativa e non quantitativa. Va ricordato che tutti i test sono comunque ad uso professionale.

Quanto sono affidabili i vari test?

La figura [fonte Nature 2020;(585):496-498] riassume, in maniera semplice e intuitiva, la capacità dei vari test descritti precedentemente di rilevare con accuratezza l’infezione nelle sue varie fasi. E’ indubbio che il test molecolare rappresenti il test diagnostico di elezione.

Testo redatto dal team di Biotechmed con la consulenza medico scientifica degli esperti dell’Istituto Italiano di Telemedicina

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